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Giocano i bambini – Tegalalang, Bali – Indonesia 2014

Giocano i bambini – Tegalalang, Bali – Indonesia 2014

Quasi la totalità delle strutture presenti sull’isola di Bali, eccetto forse quelle moderne nelle grandi città e nelle zone turistiche, sono costruite con la scura pietra vulcanica.

Qui la lava, diventata ormai roccia e poi ridotta in polvere sottile da gigantesche macchine di acciaio, viene utilizzata nell’edilizia da sempre. L’intera isola è fatta di questa pietra nera e lucida.
I templi, gli altari, le strade e perfino i campi di calcio dove giocano i ragazzini all’uscita di scuola.
E’ molto facile incontrare gruppi di bambini che si divertono in mezzo a quella sabbia scurissima.
I loro sono giochi semplici, costruire un aquilone o una capanna, rincorrersi e rotolarsi sui grossi mucchi di polvere vulcanica, i giochi con la palla.
Al passaggio di un turista il gioco si blocca: “many, many, many” urlano rincorrendolo.
E’ il loro modo per chiedere “money”, qualche spicciolo.
Ovviamente non hanno bisogno di soldi, anzi vivono in maniera dignitosa, ma hanno visto che il gioco funziona e lo ripetono ogni volta che si presenta loro un’occasione.
A me non piace dare soldi, piuttosto ho inviato alcune foto al padre di uno dei protagonisti, un piccolo presente per sdebitarmi di tutti quei sorrisi che mi hanno regalato durante un intero pomeriggio trascorso insieme.

Lago Laceno, Avellino 2012 – Foto

Lago Laceno, Avellino 2012

 

Sveglia alle cinque. Il termometro dell’auto segnava -3°.
In ottobre il sole sorge più tardi ma non volevo perderlo mentre nasceva tra i monti dell’altopiano avellinese di Laceno. Il posto lo conoscevo bene e avrei avuto non più di mezz’ora per scattare.
Il mio modello era un albero solitario che avevo già visto il pomeriggio precedente.

Tutto è filato come previsto: il sole sorgeva e ho scattato un paio di foto alla pianta.
Poco prima avevo notato delle mucche al pascolo in una recinzione proprio a ridosso del lago; una donna gridava e, per spostare la mandria da un luogo a un altro, agitava uno di quei bastoni da bovari che ormai non si vedono più.
Mi sono avvicinato. All’inizio la donna sembrava disturbata dalla mia presenza ma poi, quando le ho spiegato che volevo fare qualche foto alle mucche, si è rasserenata e abbiamo iniziato a chiacchierare.
Mi ha raccontato della vita che faceva in montagna sempre uguale da cinquanta anni, del marito che l’avrebbe raggiunta di lì a poco, del figlio sposato ad Avellino e della cascina trasformata di recente in agriturismo. Mi ha detto che erano almeno venti anni che non faceva una foto con il coniuge e che sarebbe stata felice di farsi ritrarre con lui.
Finalmente ci ha raggiunti il marito, un uomo i cui solchi sul viso raccontano l’asprezza della vita in montagna. Un uomo buono, lo si vedeva dagli occhi, ma estremamente riservato; a parte il saluto non ha detto nulla per tutto il tempo.
Io continuavo a parlare con la moglie finché la luce non è diventata perfetta per scattare.
Siamo stati insieme poco più di un’ora ma sembrava che ci conoscessimo da una vita.
Ci siamo scambiati gli indirizzi, i due non avevano internet; al momento di congedarmi ho teso la mano ma prima la donna, e poi l’uomo, mi hanno tirato verso di loro stringendomi in un lungo abbraccio.

Lago Laceno, ritratto - Daniele Panareo Panta Rei PhotographyLago Laceno, ritratto - Daniele Panareo Panta Rei Photography Lago Laceno, ritratto - Daniele Panareo Panta Rei Photography