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Partire senza una meta precisa e ritrovarsi. Il viaggio in solitaria attraverso il sud Andaluso della Spagna.

Vejer de la Frontera, Cadiz – Free Andalucia

Vejer de la Frontera, Cadiz – Free Andalucia

Seduto al baretto e tapas “La Venencia” a Siviglia – Free Andalusia

Eravamo rimasti a quando io e Amparo eravamo all’interno della cavità dell’albero gigante e parlavamo, scherzavamo e sorseggiavamo birra.

Ficus gigante Cadiz
Selfie con l’albero gigante vicino alla playa de La Caleta, Cadiz

Albero gigante, ficus cadiz la caleta

Lei parla a ruota e molto velocemente però riesco a capire quello che dice… non esattamente tutto. Ripete la parola “capisci?” perché le fa ridere il suono e me la sente dire spesso.

Intanto arriva la cameriera con Tapas di frittura di calamaro e polpette di melanzane.

Dopo l’albero l’ho accompagnata nel punto in cui aveva legato la bicicletta ad un albero e ci siamo congedati pensando di non rivederci più (sarei dovuto partire il lunedì seguente).

Quando arrivo all’ostello le scrivo un messaggio su Facebook. E’ un messaggio molto sentito e sincero perchè mi sarebbe piaciuto rimanere più tempo con lei per conoscerla meglio, parlare e ridere insieme.

La mattina seguente mi sveglio e faccio un giro nella parte interna della città vecchia, quella che si affaccia sul porto commerciale di Cadiz. Durante una sosta leggo il messaggio che Amparo mi ha mandato qualche ora prima: “vediamoci sulla playa alle 13:30”. Ok, penso e rispondo.

Ci incontriamo sulla battigia della Playa de la Victoria il cui paesaggio è magico: sole alto che regala colori brillanti e l’oceano di porcellana che riflette i suoi raggi (la città di Cadiz è famosa, non solo in Spagna, per la bellezza della luce che viene riflessa dall’Oceano).

oceano cadiz playa

Ci sediamo sugli asciugamani e io faccio il bagno tra le onde di risacca. Mentre siamo lì a parlare si avvicinano dei gabbiani e gli diamo da mangiare un tramezzino che mi era avanzato dal giorno prima e che ho ancora nello zaino. La scenetta dei gabbiani diventa comica quando ad un certo punto arriva un maschio e con prepotenza caccia via le femmine (più piccole e di colore tendente al marroncino) e Amparo inizia ad imprecargli contro e cercare di distrarlo.

Vamos a comer? Proprio lì vicino c’è un posto in cui se puete tapear muy bueno. Tortilla, carne, fritturina, dolce… tutto delizioso.
La mia amica passa da casa per preparare lo zaino mentre io vado in spiaggia a stendermi al sole fino a quando non ritorna. Con un fischio mi chiama dalla passerella e in due minuti siamo di nuovo in cammino.

Cafè? Vale!

Caffè e poi su consiglio del cameriere che ci ha servito qualche minuto prima, ci avviamo con la sua auto verso Vejer de la Frontera!

io e Amparo, Cadiz, Vejer de la Frontera free Andalusia
Io e Amparo in auto verso Vejer de la Frontera

Questo è un paesino arroccato su una rupe che guarda l’Oceano Atlantico dall’alto. Le case, i muri di cinta, le chiese e tutto ciò che è costruito sono di colore bianco. Centro informazioni turistiche, che fortuna! Il tipo molto simpatico, come del resto lo sono tutti quelli che ho incontrato in questo paesino, ha un debole per l’Italia e ci racconta che presto farà un viaggio a Firenze, Pisa e Venezia.

Ci congediamo da “Information”, proprio alle porte di Vejer de la Frontera, e siamo di nuovo in strada.

Vejer de la Frontera, Cadiz veduta
Vejer de la Frontera, stradina del centro storico
io e Amparo, Cadiz, free Andalusia a Vejer de la Frontera, Cadiz
Io e Amparo a Vejer de la Frontera, Cadiz

Visitiamo un po’ il paesino e convinco Amparo ad essere più calma e rilassata nel camminare, le dico di godersi con più tranquillità il tour e il tempo.

Vejer de la Frontera, Cadiz città
Vejer de la Frontera, centro storico della città
Vejer de la Frontera, Cadiz collina
Vejer de la Frontera, la collina

Vejer de la Frontera, Cadiz case collina
Vejer de la Frontera, la collina vista dal centro storico, vicino al “Castillo”.
Vejer de la Frontera, donna in strada
Vejer de la Frontera, donna in strada

Nel nostro girovagare lento allora, ci troviamo in una stradina che finisce in un patio adornato da innumerevoli vasi con fiori colorati di ogni tipo.

Vejer de la Frontera,  signora
La signora che ci ha ospitato in casa sua a Vejer de la Frontera

Anche qui tutto è bianco e i fiori, che spiccano in maniera decisa su questo sfondo, sono innaffiati da una gentile signora che ci saluta.

Vejer de la Frontera, uomo sulla porta di casa
Il fratello della signora a Vejer de la Frontera

Subito facciamo amicizia, entriamo nelle sue grazie e disponibile ci fa entrare nella corte interna dell’abitazione. Qui, come avviene per le nostre corti nei centri storici delle città del Salento, si affacciano le diverse dimore dei parenti della donna.

Vejer de la Frontera, uomo gioca a carte
Marito della signora a Vejer de la Frontera

Vejer de la Frontera,  uomo che gioca a carte

Quest’ultima è così entusiasta dell’evento (due turisti di cui uno proveniente dalla lontana Italia e con una fotocamera al collo) che ci fa entrare in una stanza in cui il marito sta giocando a carte con il cognato. Conversiamo allegri di tutto un po’ e prima di andare via, scatto una foto a tutte le sorelle che abitano lì (proprio come se stessimo in un paesino del basso Salento).

Vejer de la Frontera, ritratto di sorelle
Le simpatiche sorelle di Vejer de la Frontera

Lasciamo le donne con la promessa di inviare le foto via email alla nipote e ci dirigiamo verso il Castillo.

Vejer de la Frontera, uomo in strada
Vejer de la Frontera, uomo in strada

Lì ci accorgiamo con infinita sorpresa che è chiuso l’accesso al pubblico e allora dirottiamo su piazza di Spagna. Questa è una piazza meravigliosa, con al centro una fontana finemente decorata tanto che sembra quasi uscita da un dipinto.

Vejer de la Frontera, Cadiz fontana
Vejer de la Frontera, la fontana in piazza di Spagna

Intanto al tavolino vicino una famiglia del Mulino Bianco scatta foto ricordo con il cellulare.

Vejer de la Frontera, piazza di spagna

Ho trovato Vejer de la Fronteira estremamente gradevole e affascinante. Torniamo a Cadiz per comer!

Ora, mentre scrivo queste parole sulla mia agendina, un giovane uomo in giacca e cravatta entra in auto. Cinque minuti per sistemare le ultime cose e finalmente mette in moto.L’auto è una Golf, ultimo tipo. Sul sedile posteriore è sistemato un seggiolone, accanto una donna che non smette un minuto di parlare. Mette la cintura di sicureza, respiro profondo e va via. Quell’ultimo sospiro faceva intuire un enorme sacrificio e pazienza!.

Prima di fermarci, Amparo mi porta nella parte interna del porto, su una linea di asfalto sopra i frangiflutti che per qualche centinaio di metri entra nel cuore del golfo. Da lì riusciamo a godere di un panorama stupendo e lei mi racconta che i turisti non lo conoscono affatto.

Lasciato il porto giriamo per una mezz’oretta in cerca di un parcheggio che non sia a pagamento. Stasera berremo qualcosina e lei si è già preparata per tornare a casa in bicicletta. Il posticino che scegliamo è veramente particolare. Mangiamo un’ottima purea di ceci con sesamo e patate ai quattro formaggi. Vino bianco semi-dulce per lei, bianco brut per me. Tutto è sqiusito e le due giovani propritarie hippie sono gentilissime. La cucina vegana è la loro specialità.

Ora vado a lavare le mani e mi sposto… le mosche sono insopportabili in qeusto punto!

Il ristorante/taperia “La Venencia” si trova in Calle Julio César, 10 – 41001 Siviglia, Spagna – Tel. +34 955 517 208

Vorrei chiudere postando una foto che mi suscita emozioni meravigliose:

Vejer de la Frontera, Luz, Amor y Vida
Luz, Amor y Vida

Castillo de Santa Catalina (Cádiz) – Free Andalusia

Castillo de Santa Catalina (Cádiz) – Free Andalusia

Seduto al tavolino del mio bar, Casco antiguo, Cadiz

Da un paio di giorni non scrivo più sulla mia Moleskine. Non ne ho avuto il tempo ma per un certo verso posso dire di non averne sentito l’esigenza. In questo periodo ho avuto la possibilità di condividere le mie sensazioni con qualcuno in carne ed ossa: Amparo.

Ci siamo dati appuntamento per il giorno dopo. Lei aveva appena finito un master in lingua spagnola e aveva fatto festa… era sabato sera!

La domenica mi sono svegliato con il sorriso stampato in faccia, in un letto pulito e asciutto… grazie ad Amparo ho trovato sistemazione in un nuovo ostello nel centro storico della città; fosse stato per me avrei tranquillamente soggiornato all’albergo “stazione degli autobus”.

L’ostello nel quale mi trovo, Summer Hostel Cádiz (Hospital de Mujeres 35, 11001 Cadice, Spagna – Sito web: www.summercadiz.es, Tel. 00 34 956 22 07 62), è pulito, molto carino e giovane, in pieno casco antiguo. Il prezzo è buono: 16 € per notte.

Il giorno dopo mi sveglio e faccio una lunghissima passeggiata sulla spiaggia oceanica, con la risacca che sbatte poderosa sulla battigia e i gabbiani che volteggiano nel cielo. La faccio solo, lentamente, tranquillo e senza indossare le scarpe. I piedi nudi affondano nella “arena” ed è un piacere sentire quei grezzi granelli sotto la pianta dei piedi.

oceano cadiz playa

Quando penso sia arrivato il momento, mi reco nella mia spiaggia-surf preferita.

oceano cadiz

Belle onde stamattina… Quando finisco la mia session mi accorgo che ho sforato l’orario di almeno due ore ma ormai Willy, il chico de la tienda del surf è diventato un amicone e non ci fa neanche caso. In acqua ho conosciuto un ragazzo, si chiama Garcia e fa lo shaper. Ha vissuto in Italia per quindici anni con la ex compagna in Emilia Romagna. Simpatico, mi fa anche provare la sua tavola. Gli chiedo il contatto facebook per avere info sulle sue tavole e magari fargli un po’ di pubblicità in Italia: al rientro mi sono poi accorto di avere perduto il foglietto!

Quando guardo il cellulare mi rendo conto che Amparo mi aveva inviato un sms. Solo dopo ho scoperto che i miei due messaggi inviati la mattina non le sono mai arrivati.

cadiz la caleta
Veduta de “La Caleta” dal Castillo de Santa Catalina (Cádiz)

Bar Terracita di fronte alla spiaggia.
Arrivo con mezz’ora di ritardo e la trovo già lì con la sua bicicletta pieghevole color nero, ruote da venti pollici.
Cervechita? Certo. Allora andiamo di birra ghiacciata vicino all’Oceano. Lei parla uno spagnolo molto veloce e riesco a distinguere nella sua pronuncia un accento leggermente differente da quello dell gente di Cadiz. Mi piace come parla. Mi fa ridere. Vamos a comer? Certo, vamos! Sostiene che le piace tanto mangiare… io non sono da meno ma non mi conosce ancora bene!

Ora mi sono spostato davanti al Palacio de Congresos; aspetto il tipo che mi darà un passaggio fino a Siviglia.

Quante avventure in questo viaggio! Ah!

Insomma, andiamo a mangiare in un posticino nel casco antiguo molto conosciuto; si chiama La Flore e in effetti si trova nell’omonima plaza. I tapas in quel posto sono deliziosi e se li consumi al banco sono molto economici. Mi fido e la seguo. Andiamo avanti per un bel po’ di tapas, cerveza, disegnini e tante risate.

Cadiz al tramonto è meravigliosa: il sole, ad una velocità impressionante, scende sotto l’orizzonte passando dalla parte del mare e ammirarlo nel suo percorso dalle antiche mura della città è uno spettacolo unico.

Castillo de Santa Catalina (Cádiz)
Chiesetta all’interno del Castillo de Santa Catalina (Cádiz)

Non saprei dire perchè ma Cadiz mi ricorda in qualche modo la nostra Napoli: con i suoi abitanti disponibili e simpatici, con il porto, le viuzze strette e umide.

Castillo de Santa Catalina (Cádiz)

Dopo la comida siamo andati in giro per la città semideserta a parlare, bere, ridere… ridere.
Oh! Trovato l’albero gigante! Un ficus centenario vicino “la Caleta” (la spiaggia del casco antiguo di Cadiz).

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Abbiamo chiacchierato e riso per ore seduti all’interno dell’albero: infatti in una cavità tra gli enormi rami si poteva stare seduti al riparo dal vento gelido dell’Oceano e dalla luce intensa dei fari che lo illuminano. Abbiamo parlato di una miridade di cose arrivando persino all’argomento “diritti umani”. Lei è una sostenitrice dei diritti delle donne e tiene molto a questa causa.

Castillo de Santa Catalina (Cádiz)
Castillo de Santa Catalina (Cádiz)

Intanto è arrivato Manolo, il tipo che ho contattato su BlaBlaCar per il passaggio fino a Siviglia. E’ un uomo di quarantadue anni molto simpatico, con tre figli e si reca ogni mercoledì a Siviglia per seguire un corso. Il disco dei Blues Brothers è la colonna sonora del nostro viaggio in auto.

Mi racconta che sono il suo primo BlaBla Passaggio e poi quando arriviamo a Siviglia mi lascia alla stazione degli autobus soprattutto perchè non riesce a fare inversione di marcia. Pago, ci salutiamo e continuo la mia avventura.